La mia testimonianza

Tutto, ma mai prete!

 Questa è la frase che mi ripetevo sempre…

Sono entrato nel seminario minore di Padova per circostanze apparentemente casuali, incantato da una struttura con 7 campi da calcio e tanti giovani che vedevo spensierati durante i raduni diocesani. La realtà mi si rivelò diversa quando mi trovai come seminarista sradicato dalla famiglia e ferito da un modello educativo fuori del tempo in una “campana di vetro”. Ma Dio scrive dritto sulle righe storte e sappiamo che “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” (Rm8,28). Infatti durante le vacanze estive del seminario conobbi Chiara Amirante, la fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti, all’inizio dell’opera che Dio le affidava. Guarita miracolosamente da due gravi malattie, tra cui una quasi completa cecità, annunciava in strada la gioia dell’incontro con Cristo Risorto e da poco aveva iniziato ad accogliere i giovani dalle strade da qualunque disagio venissero (droga, prostituzione, alcolismo, sette sataniche…) per proporre loro un’alternativa concreta di vita: vivere alla lettera il Vangelo, un cammino di conoscenza di sé, un programma terapeutico di basato sulla Parola di Dio! Era l’anno 1995 e nonostante avessi solo 14 anni restai folgorato da quell’incontro.

Don Davide Banzato - Giornata di Spiritualità

Avevo chiaro che la mia strada era seguire Gesù nell’avventura iniziata da questa giovane ragazza romana. Nonostante questa forte esperienza, a cui seguì un mio impegno radicale nel vivere il vangelo andando anche da solo in strada a Padova per un intero anno, arrivai a non sopportare più la vita in seminario. Alla fine della prima superiore scelsi di uscire e iniziò un periodo d’inferno. Uscii urlando a Dio:

«Adesso voglio vedere se esisti! Farò tutto il contrario di quello che mi hanno insegnato… se ci sei sentirò la tua mancanza, se andrò avanti lo stesso, io non ho bisogno di te! Sono io il dio della mia vita!».

Inoltre giurai con rabbia:

«Tutto ma mai prete! Potrò fare di tutto nella vita, ma ti giuro, mai farò il prete!»

Per un intero anno ho vissuto il “fai ciò che vuoi” raccogliendo nel mio cuore una silenziosa e lenta morte interiore. Devo dire d’aver sperimentato il vuoto, il non senso, le tenebre dell’anima e credevo non ci fosse più speranza né via d’uscita. Che cammino spettacolare mi ha fatto fare il Signore invece… Mi è stato accanto quando credevo di essere solo, si è chinato su di me, è sceso nel mio dolore e, curando le mie ferite, mi ha fatto risorgere.

La misericordia con cui mi ha amato me l’ha fatta sperimentare tutta e ha convertito il mio cuore e la mia mente, facendomi testimone della sua misericordia. Dapprima si è servito di Nuovi Orizzonti facendomi incontrare di nuovo Chiara, poi facendomi vivere due anni a Padova da semplice studente con un gruppo di giovani con cui ci trovavamo ogni giorno a pregare e ad evangelizzare. Cercavo la centralità eucaristica e di vivere concretamente ogni giorno il Vangelo meditandolo la mattina prima di andare a scuola, scrivendomi una frase da vivere sul palmo della mano. A 18 anni lasciai tutto per vivere in Comunità da consacrato laico con promessa di povertà, castità, obbedienza e gioia. Due forti esperienze affettive mi avevano mostrato la bellezza del poter vivere la santità anche nel matrimonio, tanto più in una comunità missionaria in cui vivono insieme giovani, consacrati laici, famiglie, religiosi, sacerdoti. Restava il fatto che dentro di me sentivo un’intima spinta verso il sacerdozio che con tutto me stesso coprivo e fuggivo terrorizzato. Avevo giurato a me stesso “tutto, ma mai prete” e ancora ero convinto di questo. E’ stato un lungo cammino, un vero combattimento spirituale. Una grande lotta interiore… in cui alla fine ha vinto di nuovo Dio facendomi davvero commuovere per la misericordia e la tenerezza con cui ha parlato al mio cuore. Il Signore mi ha plasmato e lavorato lentamente, m’ha temprato nel crogiuolo. L’incontro di sacerdoti pastori, intelligenti e santi, l’amicizia che ne è nata, l’entusiasmo e la gioia che traspariva dai loro occhi, il loro altruismo e la loro grande generosità, hanno rafforzato in me il desiderio e la volontà di darmi totalmente a Dio in un servizio d’amore ai fratelli.

Il Maestro m’ha così condotto a pronunciare il mio “sì” il 7 dicembre 2005 ordinandomi diacono. Il mio cuore è pieno di gioia e pace come non mai, nonostante le fatiche d’ogni giorno… ma ora non sono più io che comando, ho lasciato spazio a Dio ed ho una gioia che non posso fare a meno di testimoniare e di cercare di trasmettere a chiunque incontri! Come potrei mai non testimoniare il suo amore di Padre? Impossibile trattenere questo fuoco che mi divora!Fino all’ultimo ho vissuto il vero e proprio combattimento spirituale tra il voler essere io il padrone della mia vita e invece il lasciarmi condurre da Dio fidandomi ciecamente di Lui. E’ stata dura. Il cuore ha sanguinato più volte. Non avrei mai pensato così tanto…

tutto ma mai prete - Don Davide Banzato

Il 7 mattina sono stato in preghiera sulla vetta d’un monte illuminata dal sole, ho cercato di consegnare tutto me stesso a Dio, l’Amore degli amori che ha sposato il mio cuore. Eppure che fatica credere che nella sua volontà c’è la pienezza della nostra gioia! Che fatica non seguire i miei istinti, i miei pensieri, le mie passioni, i miei desideri… ma fidarmi di Lui. Ho sofferto, fino al momento della prostrazione in Chiesa. Mi sembrava davvero che Davide morisse… e quando sono salito sull’altare mi son sentito da subito diverso, come rinato! Sentivo che quel chicco di grano morto e marcito sotto la terra ha iniziato a crescere e a portare frutto: una gioia indescrivibile, una gioia che mi ha fatto pregustare il Cielo è iniziata a crescere dentro di me e davvero mi sembrava di non toccar più la terra. Certo, può sembrare tutta un’esagerazione emotiva o enfatica. Ma ancora oggi, ogni giorno sento la grazia speciale che Dio m’ha donato, soprattutto durante la Celebrazione Eucaristica. Se dovessi tornare indietro, vorrei cancellare ogni attimo di vita vissuto male, nel dubbio, lontano da Dio… E colorarlo dell’arcobaleno che oggi sento risplendere in me: direi un pronto e sicuro “sì” a Dio senza esitazione!

Chiara Amirante

E’ proprio vero – come Chiara Amirante mi ha sempre detto – che ogni nostro “no” detto a Lui chiude un pezzetto di Cielo sulla terra, ma è altrettanto vero che ogni nostro “sì” permette ad un pezzetto di Cielo di rendersi presente in mezzo a noi! La mia consacrazione è vissuta nell’impegno particolare d’essere testimone della gioia della Risurrezione scendendo negli inferi dei cuori di troppi giovani che gridano nelle strade delle nostre città, facendomi carico del loro grido come ha fatto Gesù “giusto servo”. Il mio impegno è soprattutto nell’evangelizzazione di strada a tempo pieno e nel coordinare missioni di strada in Italia rivolte a chi ancora non ha conosciuto l’Amore del Padre. Si tratta di portare il Vangelo come ha fatto Gesù, là dov’è nato: sulla strada. Posso dire che il mio programma di vita, anche in preparazione all’ordinazione sacerdotale del 23 settembre, è divenuto il vivere: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal2,20). Nella sua volontà è la nostra Gioia: in manus tuas Domine, non la mia, ma la tua volontà Padre! La vita è un dono prezioso ed è una, vale davvero la pena spenderla per Te, con Te, in Te, mio Signore!

Il giorno 23 settembre 2006 sono stato ordinato sacerdote e ancora una volta è avvenuto il miracolo di una nuova creazione. Dico così perché come dal nulla Dio crea una persona chiamandola alla vita, così dal nulla della povertà d’un uomo crea un alter Christus, un sacerdote, un altro Gesù, non più Davide, ma Gesù in Davide. Davide diviene l’involucro di un Gesù vivo e reale che opera nel quotidiano. E’ incredibile e me ne sono reso conto in questi giorni… Ho passato un’estate intera in giro per l’Italia in diverse missioni di strada (Pistoia, Bisceglie, Fano, Loreto, Ragusa, Elba), ieri invece sono tornato da 10 giorni di missione nel centro storico di Roma con altri 405 giovani evangelizzatori di strada, ed ho visto la diversità dell’essere sacerdote in strada: Gesù stesso toccava i giovani nelle metro, nelle piazze, …bastava uno sguardo e loro stessi mi agganciavano per interrogarmi sul perché della mia vocazione o sull’esistenza di Dio, fino a chiedermi di confessarli là in un bar a 1.30 di notte! Grandi cose opera il Signore! Certo, è dura come vocazione, ma la Gioia che ho ora è imparagonabile ad ogni altra cosa nel mondo! Mi sveglio la mattina con la lode a Dio nel cuore e con la trepidazione per poter celebrare la Messa in cui incontrare Gesù che si offre nuovamente sul Calvario amandoci come Lui solo è stato capaca: sino alla fine, sino alla morte e alla morte di croce!

Il primo anno di sacerdozio mi ha visto impegnato nell’aprire un nuovo Centro di Formazione ed Evangelizzazione “Città della Gioia” a Guidonia (Roma), che organizzando tre missioni all’anno e continue micro-missioni, alternando la formazione all’esperienza, prepara venti giovani che annualmente vengono accolti in questo centro e garantisce a tante altre persone di poter seguire l’itinerario proposto. E’ una gioia poter essere non solo “Gesù” per quanti Dio mi dona d’incontrare ma anche per trasmettere l’esperienza gioiosa dell’essere testimoni tra i giovani nei luoghi informali, formando i giovani che vengono con noi. Sapendo che l’evangelizzazione nasce dall’incontro con Cristo Risorto, dall’esperienza di una gioia che non si può tenere per sé, ma che è il dono del Risorto fatto a ciascuno di noi e, attraverso di noi, al mondo intero, e che l’unica vera scuola di evangelizzazione è l’evangelizzazione stessa vissuta là dove Gesù ci chiama… la formazione è principalmente basata su:

  • Preghiera: per incontrare e conoscere sempre di più Gesù, alimentando quel fuoco donatoci
  • Formazione: per rendere ragione della speranza che è in noi e cercare di fare bene il bene
  • Comunità: perché Gesù li mandò due a due e ne “costituì dodici a cui diede il nome di apostoli”
  • Missione: Riportare il vangelo là dov’è nato: sulla strada. Evangelizzando attraverso i propri talenti nelle scuole, strade, spiagge, pubs, centri commerciali, discoteche, carceri, ospedali ecc., ovunque ci siano fratelli e sorelle che ancora non hanno incontrato l’Amore di Dio.

Attualmente sono nella Sede Centrale di Nuovi Orizzonti dove vivo sia con i ragazzi del Centro "Jeshua" a Piglio in cammino per uscire da diverse situazioni di disagio (droga, alcolismo, prostituzione, devianza…) sia con quanti sono in Cittadella Cielo a Frosinone impegnati in un cammino di guarigione del cuore, di discernimento vocazionale, di servizio per vivere la vita del Cielo già su questa Terra! Il mio ministero di sacerdote è prevalentemente assorbito dalla Comunità (dalla responsabilità come Assistente Spirituale alla Supervisione per i Cavalieri della Luce e l'Area Evangelizzazione, Prevenzione e Sensibilizzazione.



La povertà vera oggi è la “morte dell’anima”. Dobbiamo essere disposti a “scendere negli inferi” delle anime dei nostri fratelli più piccoli, per permettere a Cristo di liberare i prigionieri, di fasciare le ferite dei cuori spezzati (cfr. Is 61). Gesù ci comanda: “Amatevi come io vi ho amato”, e la misura di quel “come” è proprio la discesa agli inferi. Dobbiamo fare nostri gli inferi di tanti fratelli morti nell’anima. Solo nella misura in cui ci immergeremo nel baratro del cuore dei nostri fratelli, ameremo Gesù crocifisso e vivo. Allora molti suoi figli troveranno la vita, perchè lui ha vinto gli inferi. Lui ha vinto il mondo.

Vivere, incarnare, cantare, gridare con la vita il suo amore e la sua gioia, questa è la nostra vocazione ad essere testimoni della gloria della Risurrezione, avendo una passione grande per la salvezza delle anime, vivendo la discesa agli inferi in Cristo, con Cristo, per Cristo! Per questo bisogna essere opportuni e inopportuni. Nella Novo Millennio Ineunte al n.40 si afferma che “questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà, che non potrà essere demandata a una porzione di ‘specialisti’, ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio”. È uno stile che ogni battezzato è chiamato a riscoprire. Così come in ogni parrocchia esiste un centro Caritas o il coro o il gruppo dei catechisti per la cura pastorale, quanto sarebbe bello che ogni parrocchia o vicaria iniziasse ad avere un gruppo di cristiani che si radunino insieme per pregare ed evangelizzare, vivendo una pastorale di primo annuncio. Come sarebbe bello che si avvertisse quest’urgenza creando ministeri per l’evangelizzazione in ogni diocesi, all’interno di una scuola dei ministeri!

Come spesso Chiara Amirante afferma:

“C’è più gioia in cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti…”(Lc 15,17).

C’è il grido di un popolo sterminato lontano da Dio, così bisogna vivere sempre perché possa esserci festa in Cielo! Vivere per i nostri fratelli nel peccato, cercarli, raggiungerli, accoglierli, amarli con lo stesso amore di Cristo, con una smisurata misura d’amore. Solo l’amore di Dio può strapparli dalla morte, solo questo l’amore può spezzare quelle terribili catene.Viviamo per la salvezza delle anime, viviamo per la maggior gloria di Dio, viviamo perché ci sia festa in Cielo!